Il contributo analizza la presenza italiana in Egitto tra XIX e XX secolo come fenomeno complesso e stratificato, che va ben oltre la narrativa celebrativa tradizionale. Attraverso figure esemplari, l’architetto Antonio Lasciac, il medico Alessandro Lustig, la viaggiatrice Amalia Sola Nizzoli, lo studio restituisce la multiformità di una comunità composta sia da élite professionali (architetti, ingegneri, medici) impegnate nella modernizzazione urbana e istituzionale del paese, sia da ceti popolari spesso trascurati dalla storiografia. Particolare attenzione è dedicata al ruolo politico e diplomatico svolto da alcuni di questi protagonisti nel contesto della guerra italo-turca e della Prima guerra mondiale. Il testo interroga inoltre le pratiche ottocentesche di raccolta e commercio di antichità alla luce degli studi postcoloniali, superando la lettura riduttiva di semplice “saccheggio” per inscriverle in una più ampia logica di costruzione del sapere coloniale. La testimonianza di Amalia Sola Nizzoli offre infine una prospettiva di genere originale, capace di scardinare gli stereotipi orientalisti grazie alla conoscenza diretta della lingua araba e alla frequentazione degli spazi femminili egiziani.
Italiani in / di Egitto, intrecci di civiltà
paola pizzo
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza la presenza italiana in Egitto tra XIX e XX secolo come fenomeno complesso e stratificato, che va ben oltre la narrativa celebrativa tradizionale. Attraverso figure esemplari, l’architetto Antonio Lasciac, il medico Alessandro Lustig, la viaggiatrice Amalia Sola Nizzoli, lo studio restituisce la multiformità di una comunità composta sia da élite professionali (architetti, ingegneri, medici) impegnate nella modernizzazione urbana e istituzionale del paese, sia da ceti popolari spesso trascurati dalla storiografia. Particolare attenzione è dedicata al ruolo politico e diplomatico svolto da alcuni di questi protagonisti nel contesto della guerra italo-turca e della Prima guerra mondiale. Il testo interroga inoltre le pratiche ottocentesche di raccolta e commercio di antichità alla luce degli studi postcoloniali, superando la lettura riduttiva di semplice “saccheggio” per inscriverle in una più ampia logica di costruzione del sapere coloniale. La testimonianza di Amalia Sola Nizzoli offre infine una prospettiva di genere originale, capace di scardinare gli stereotipi orientalisti grazie alla conoscenza diretta della lingua araba e alla frequentazione degli spazi femminili egiziani.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


