Il contributo analizza le fattispecie del Codice penale poste a tutela delle acque che operano al di fuori del Titolo VI-bis, introdotto con la legge 22 maggio 2015, n. 68. Vengono esaminate le figure di avvelenamento (art. 439 c.p.), adulterazione e corruzione di acque (art. 440 c.p.), le corrispondenti ipotesi colpose (art. 452 c.p.) e il delitto di danneggiamento di acque pubbliche (art. 635, comma 2, n. 3, c.p.), nonché le contravvenzioni degli artt. 674 e 734 c.p. Si ricostruisce il rapporto sistematico con i nuovi ecodelitti, valorizzando la persistente e autonoma funzione delle fattispecie tradizionali, confermata dalla sentenza della Corte d'assise di Vicenza sul caso Miteni (26 giugno 2025)
Acque avvelenate. La tutela penale codicistica oltre gli ecodelitti
Giovanni De Santis
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza le fattispecie del Codice penale poste a tutela delle acque che operano al di fuori del Titolo VI-bis, introdotto con la legge 22 maggio 2015, n. 68. Vengono esaminate le figure di avvelenamento (art. 439 c.p.), adulterazione e corruzione di acque (art. 440 c.p.), le corrispondenti ipotesi colpose (art. 452 c.p.) e il delitto di danneggiamento di acque pubbliche (art. 635, comma 2, n. 3, c.p.), nonché le contravvenzioni degli artt. 674 e 734 c.p. Si ricostruisce il rapporto sistematico con i nuovi ecodelitti, valorizzando la persistente e autonoma funzione delle fattispecie tradizionali, confermata dalla sentenza della Corte d'assise di Vicenza sul caso Miteni (26 giugno 2025)I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


