La fascite necrotizzante è un’infezione acuta delle fasce muscolari con possibile interessamento degli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei. Viene trattata con somministrazione di antibiotici a largo spettro ed interventi di chirurgia esplorativa. In data 25/09/2023, una donna di 37 anni veniva ricoverata in Pronto Soccorso per fascite necrotizzante dovuta ad infezione dei tessuti molli in arto inferiore sinistro. Anamnesi di tossicodipendenza in terapia con buprenorfina. La paziente febbrile lamentava dolore associato ad edema e rossore. Tra gli esami di laboratorio si evidenziavano: procalcitonina (21.870 mg/ml); neutrofili (87%); emoglobina (8,6 g/dl); creatinina (3,45 mg/dl); calcemia (8,6 mg/dL); fibrinogeno totale (574 mg/dL) proteina C reattiva (338 mg/L). Microbiologia positiva per sepsi da S. Haemolyticus e infezione alla lesione da B. Fragilis e P. Anaerobius. La paziente veniva ricoverata in Malattie Infettive. Si avviava terapia con teicoplanina (600 mg/die), Clindamicina (600 mg/4 vvdie), tigeciclina (50 mg/2 vv die) e meropenem (2 gr/3 vvdie). In data 03/10/2023, la paziente risultava positiva ad A. Baumannii con resistenza al meropenem, per cui la paziente veniva trattata con cefiderocol (2 g/3 vvdie) per 21 giorni. Dopo miglioramento, in data 02/11/2023, la paziente risultava positiva per B. Cenocepatia e P. Aeruginosa con diminuzione delle colonie per A. Baumannii. In data 05/11/2023 veniva sospesa la terapia con cefiderocol ed iniziata quella con piperacillina/tazobactam (4 gr/4 vvdie) più teicoplanina (600 mg/ die) e clindamicina (600 mg/4 vvdie); in data 11/11/2023 veniva sospesa la piperacillina/tazobactam a favore di ceftolozano/tazobactam (1 gr/3 vvdie) sempre con teicoplanina e clindamicina. Alla sospensione di cefiderocol la paziente presentava recidiva septica, pertanto veniva richiesto uso Off-Label per durata di trattamento. In data 25/12/2023 veniva interrotta la terapia con ceftolozano/tazobactam e ripristinata terapia con cefiderocol (2 gr/3 vvdie) per ulteriori 12 giorni più teicoplanina (600 mg/die). In data 24/01/24 la paziente veniva trasferita in altro centro per avvio percorso di chirurgia plastica-ricostruttiva. Dopo dimissione e trasferimento ad altro centro, la paziente non ha avuto ulteriori accessi al nostro ospedale per stessa patologia, supponendo una non recrudescenza della fascite necrotizzante. L’impiego della terapia antibiotica ed il ricorso ad un utilizzo off-label del cefiderocol si sono dimostrati efficaci e ben tollerati. La fascite necrotizzante, pur non essendo comune nella pratica quotidiana infettivologica, merita attenzione per la complessità del quadro clinico e l’evoluzione spesso infausta. Nel caso della paziente in studio, la tempestività degli interventi terapeutici e l’attenta terapia di sostegno, sono stati fondamentali per ottenere un miglioramento del quadro clinico. L’impiego del cefiderocol, sebbene in “off-label”, ha dimostrato migliore efficacia clinica e profilo Rischio/Beneficio più favorevole rispetto alle alternative terapeutiche disponibili.
FASCITE NECROTIZZANTE: UN CASO CLINICO CON IMPIEGO OFF LABEL DI CEFIDEROCOL
Eleonora BerardiniSecondo
2024-01-01
Abstract
La fascite necrotizzante è un’infezione acuta delle fasce muscolari con possibile interessamento degli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei. Viene trattata con somministrazione di antibiotici a largo spettro ed interventi di chirurgia esplorativa. In data 25/09/2023, una donna di 37 anni veniva ricoverata in Pronto Soccorso per fascite necrotizzante dovuta ad infezione dei tessuti molli in arto inferiore sinistro. Anamnesi di tossicodipendenza in terapia con buprenorfina. La paziente febbrile lamentava dolore associato ad edema e rossore. Tra gli esami di laboratorio si evidenziavano: procalcitonina (21.870 mg/ml); neutrofili (87%); emoglobina (8,6 g/dl); creatinina (3,45 mg/dl); calcemia (8,6 mg/dL); fibrinogeno totale (574 mg/dL) proteina C reattiva (338 mg/L). Microbiologia positiva per sepsi da S. Haemolyticus e infezione alla lesione da B. Fragilis e P. Anaerobius. La paziente veniva ricoverata in Malattie Infettive. Si avviava terapia con teicoplanina (600 mg/die), Clindamicina (600 mg/4 vvdie), tigeciclina (50 mg/2 vv die) e meropenem (2 gr/3 vvdie). In data 03/10/2023, la paziente risultava positiva ad A. Baumannii con resistenza al meropenem, per cui la paziente veniva trattata con cefiderocol (2 g/3 vvdie) per 21 giorni. Dopo miglioramento, in data 02/11/2023, la paziente risultava positiva per B. Cenocepatia e P. Aeruginosa con diminuzione delle colonie per A. Baumannii. In data 05/11/2023 veniva sospesa la terapia con cefiderocol ed iniziata quella con piperacillina/tazobactam (4 gr/4 vvdie) più teicoplanina (600 mg/ die) e clindamicina (600 mg/4 vvdie); in data 11/11/2023 veniva sospesa la piperacillina/tazobactam a favore di ceftolozano/tazobactam (1 gr/3 vvdie) sempre con teicoplanina e clindamicina. Alla sospensione di cefiderocol la paziente presentava recidiva septica, pertanto veniva richiesto uso Off-Label per durata di trattamento. In data 25/12/2023 veniva interrotta la terapia con ceftolozano/tazobactam e ripristinata terapia con cefiderocol (2 gr/3 vvdie) per ulteriori 12 giorni più teicoplanina (600 mg/die). In data 24/01/24 la paziente veniva trasferita in altro centro per avvio percorso di chirurgia plastica-ricostruttiva. Dopo dimissione e trasferimento ad altro centro, la paziente non ha avuto ulteriori accessi al nostro ospedale per stessa patologia, supponendo una non recrudescenza della fascite necrotizzante. L’impiego della terapia antibiotica ed il ricorso ad un utilizzo off-label del cefiderocol si sono dimostrati efficaci e ben tollerati. La fascite necrotizzante, pur non essendo comune nella pratica quotidiana infettivologica, merita attenzione per la complessità del quadro clinico e l’evoluzione spesso infausta. Nel caso della paziente in studio, la tempestività degli interventi terapeutici e l’attenta terapia di sostegno, sono stati fondamentali per ottenere un miglioramento del quadro clinico. L’impiego del cefiderocol, sebbene in “off-label”, ha dimostrato migliore efficacia clinica e profilo Rischio/Beneficio più favorevole rispetto alle alternative terapeutiche disponibili.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


